Tratto da "I giudizi di Sgarbi - 99 Artisti dai cataloghi d'arte moderna e dintorni" di Vittorio Sgarbi

Carlo Caselli è un pittore che opera con il colore a olio sulla tela, o con lo smalto su supporti spesso inusuali, vetro, velluto, alcantara, avvalendosi anche di impasti polimaterici, e che comunque evidenzia un approccio diretto e immediato con l'immagine. Il suo tratto è rapido e  incisivo, spesso avvolgente e serpentino, e molto prossimo al colorismo dei fauves, in
quanto la sua tavolozza guarda essenzialmente alla suggestione luminosa delle cromie, senza porsi il problema di aderire fedelmente alla naturalezza o a qualsiasi altra tipologia del reale. Tuttavia egli opera in chiave risolutivamente figurativa, esercitando una trasformazione del vero piuttosto radicale. Privilegiando un assetto compositivo dove l'immagine non aderisce mai realisticamente al modello, egli propone una visione di sicura rassomiglianza, basata su una stesura spesso monocromatica che deborda dalla forma, per attuare una sua personalissima rilettura evocativa. Se tratta un soggetto floreale, il pittore può giocare espressivamente con un'ampia gamma di rossi squillanti, che occupano lo spazio in modo esasperato e quasi informale. Altre volte invece sembra preso dall'incantamento del mare, e allora la composizione diventa una sinfonia di densità liquide, ma nel contempo anche un'e-splosione di luce azzurra e bianca, dove la pastosità del colore suscita l'impressione di imprevedibili trasparenze. Il rapporto che intercorre fra Caselli e la natura è amoroso e trasfigurante, ma anche di sfida ai mezzi tradizionali della rappresentazione. Gli impasti materici manipolati dall'artista con maestria aumentano un processo compositivo che deforma l'identità figurale, per enunciarne piuttosto l'essenza visiva. Da questo punto di vista è esemplare il caso di una figura femminile nuda allungata sulla spiaggia, che muta la pelle in una Metamorfosi, come cita il titolo, raccontata nel suo divenire, ossia nella fase intermedia di passaggio verso una nuova sostanzialità minerale. Come in una scultura bidimensionale, la fisicità carnale si fa pietra, trasmutando la sua verosimiglianza nelle fattezze di un idolo, e seguendo il percorso a ritroso di un moderno Pigmalione. Caselli più che esprimere un bisogno di realtà sceglie dunque di narrare a forti tinte l'immanenza caotica di un eden primigenio, in parte incomprensibile, ma esteticamente compiuto secondo l'ordine naturale del creato. Anche se nella loro evidenza immediata appaiono omogenei, questi lavori presentano diverse stratificazioni di materia pittorica e interferenze di sostanze opache o vetrose, che lasciano intravedere l'enigmaticità di un procedere quasi alchemico. In certi casi le superfici figurali possono dilatarsi in momenti fantasmagorici che esorbitano oltre i limiti del supporto, in altri si contraggono in coaguli astratti di puro colore, oppure si distendono in paesaggi sottomarini, o in raffigurazioni femminili, che citano esplicitamente le figure esotiche di Gauguin; in tutti questi casi prevale comunque l'aspetto emozionale di una ricerca guidata da un'energia compositiva instancabile. Il lavoro di questo artista, che è poeta istintuale - le cui notevoli capacità di dominio della materia si traducono in un codice rappresentativo di immediata leggibilità - esalta il valore di una cifra stilistica del tutto personale. In verità, si può anche sostenere come questo pittore abbia voluto varcare i confini tra figurazione e astrazione, dove la mimesis si è attuata nella narratività del colore, nella sinuosità del segno e in un immaginario che ha tratto forma e sostanza dalle trame segrete della memoria onirica.
 

Pittore Carlo Caselli
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